Da Wonderous Stories 17 - Nov 2001
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-Lilith
Tornano i Contrappunto a 2 anni di distanza dal precedente Subsidea (recensito su WS #12), disco che già aveva lasciato intravedere buone idee nonché furure prospettive di migliora mento da parte del gruppo torinese. Nel frattempo molte cose sono mutate in seno alla formazione dove, attorno al nucleo storico formato da Andrea Cavallo e Sebastiano Di Paola, sono cambiati i 3/5 dei restanti componenti, compresa la voce femminile di Sara Arrigone, uno degli elementi caratterizzanti del primo lavoro, ora sostituita da quella di Adelaide Loru. Questo Lilith evidenzia una sopraggiunta maturazione a tutti i livelli, sia compositiva che tecnica da parte dei musicisti ed in particolare di Andrea Cavallo, autore intelligente e sensibile che ad una tecnica tastieristica sopraffina, derivante da anni di studi classici, abbina una scrittura lucida e moderna. A tal proposito sintomatico è il primo brano, Moon, leggiadro quadro d'autore nel quale fanno capolino echi
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new-age e richiami pinkfloydiani. Ma sono comunque tutti i brani ad avere un proprio linguaggio ed un proprio spirito che si avvale di un sound a tratti graffiante ed a tratti carezzevole, istintivo e ponderato allo stesso tempo. Siamo piuttosto lontani dal new-prog di classe del primo lavoro, anche se ogni tanto fanno capolino sonorità che mantengono un filo diretto col predecessore; basti ascoltare la bellissima mini-suite finale Dive in yourself, concentrato di tradizione progressiva sinfonica, cenni a certo kraut non robotizzato ed atmosfere tanto care ai gruppi della 4AD, Cocteau Twins in primis. Per il resto tanta buona musica, dal trionfo dell'intimismo notturno di New day, a certe, azzeccatissime, inclusioni nel latin-jazz (a questo proposito da ascoltarsi attentamente Far from here), per arrivare allo sfogo pianistico di Fantasie pour le piano in cui l'estro di Cavallo richiama certe cose del Wakeman più intimistico. Unico appunto da farsi può essere la ricerca, che a volte fa capolino, di un'atmosfera vagamente dolciastra, accentuata dal cantato femminile (certi passaggi di Time), ma sono solo sfumature. In definitiva, un disco che non avrebbe bisogno di mediazioni critiche, tanti e tali sono le tinteggiature di colori sempre differenti. Lilith e' uno quei rari dischi da scatola chiusa.
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