da Trespass n.2 2003
CONTRAPPUNTO
Lilith
PRW 2001


Matthias Scheller: non è facile scrivere di un disco sapendo che il loro leader è indaffarato in progetti musicali molto diversi. Ma in un certo modo la notizia del presunto scioglimento della band da parte dei loro tastierista nonchè fondatore Lilith presenta un passo in avanti enorme, sia in fatto di tecnica, sia in fatto di arrangiamenti. Andrea Cavallo è uno dei rari tastieristi dalla preparazione classica la cui impostazione è sempre al servizio delle composizioni, e che non si perde in futili ed onanistici sfoggi di tecnica. Piace molto anche la nuova cantante, anche se eccessivamente scolastica: peccato, perché la sua smodata ricerca di pulizia e perfezione vocale soffoca la personalità che ogni vocalist dovrebbe avere per raggiungere l'eccellenza. L'impressione generale è che Lilith sia un disco di progressivo sinfonico classico sopra alla media, nel quale il dualismo tra chitarra elettrica e tastiera si risolve sempre a favore della seconda, la quale presenta un'inventiva spesso molto sorprendente, ma che a tratti pare eccessivamente imbrigliata nei canoni tradizionali ai quali è legato un gruppo rock.

Giuseppe Di Spirito: disco sufficientemente variegato e di grandissima eleganza e lavoro che segna la maturità dei Contrappunto, qui alla loro seconda prova. Otto composizioni che spaziano da un prog romantico a momenti jazzati particolarmente raffinati, senza disdegnare situazioni di puro divertissement. Andrea Cavallo. compositore e tastierista, può mettersi in mostra con continue finezze ed è ben coadìuvato dagli altri musicisti. Le piacevoli e coinvolgenti melodie vocali eseguite da una aggraziata voce femminile (piccola pecca la pronuncia inglese non proprio irreprensibile), i ritmi mai sopra le righe e i buoni interventi chitarristici, dì stile gilmouriano si uniscono alla perfezioni con gli agili tocchi tastieristici e pianistici, creando a volte belle atmosfere, a volte lanciandosi in un prog più canonico e con non pochi momenti squisitamente jazzistici Buone scelte timbriche fanno il resto e decretano la buona riuscita di un album che merita di essere ascoltato attentamente per coglierne i numerosi spunti.

Donato Zoppo. nel 2001, anno di grazia per il prog italiano degli ultimi tempi, abbiamo avuto davvero belle opere: ricordo al volo Moongarden e Germinale, Assolo di Bongo, IV Luna e Mindflower, Lethean, Fiaba ed ancora molti altri. "Lilith" si colloca con prepotenza tra i lavori dei rispettivi autori, è un album ispirato e calibrato, con una tendenza all'equilibrio e alla compostezza, alla perfezione formale e alla ricerca melodica. Andrea Cavallo, compositore e pianista eccellente, lascia alle spalle le ìmperfezioni e le asperità del predecessore Subsidea e realizza un elegantissimo lotto di canzoni, sofisticate, gradevoli, ricche anche di preziosismí esotici, confezionate con grazia. In bilico tra rock romantico e new wave e jazz fusíon, psichedelia e progressive, Hackett e Petrucciani, Lilith ha nella voce di Adelaide Loru, nei tocchi dei chitarrista Sebastiano Di Paola e nelle ritmiche precise e mai sbavate della coppia Fiori-Militello i suoi punti di forza. Cavallo, poi, è sempre puntuale e misurato, mai eccessivo: ascoltate Fantasia Pour Le Piano, una bomboniera. Talvolta i toni si fanno accademici, spesso stucchevoli e a volte ridondanti, ciò però non inficia il valore dell'album: brani come Far From Here, Time e New Day' sono preziose perle di uno scrigno da custodire gelosamente. Sulla lunga durata (Dive In Yourself) la band torinese evita la staticità facendo evolvere il proprio sound alternando soste rarefatte ed introspettive a passaggi drasticamente hard. Pur con qualche lieve neo, l'album è affascinante e riuscito.